Un matrimonio in grande stile: Pharmacyclics e Johnson & Johnson.

Ci sono compagnie farmaceutiche , small o micro cap, che cercano un partner per il loro farmaci e non lo trovano. Ci sono compagnie che il partner l’avevano e poi sono state lasciate. C’è gente che il partner non lo vuole e decide di andare avanti con solo le proprie forze. C’è gente che riceve proposte ogni mese ed alla fine sceglie quella più vantaggiosa. Pharmacyclics (PCYC) rientra nell’ultima categoria.Prima che ASH mettesse nuovamente in mostra l’efficacia di PCI 32765, l’inibitore di tirosinchinasi di Bruton al centro della pipeline di PCYC, la compagnia californiana siglava un accordo di sviluppo con Johnson & Johnson che prevede il pagamento di 150 milioni di dollari subito e altri 825 milioni al conseguimento di alcuni obiettivi. Cosa importante da notare, questi obiettivi non riguardano le vendite, solo lo sviluppo del farmaco.

Altra cosa da notare è che l’insieme dei possibili ricavi dall’accordo è, a spanne, equivalente all’intero ammontare della capitalizzazione della società, che a venerdì quotava 14,62$ per 1B$. L’insieme di milestones è di 0,975B$.

L’accordo prevede che a carico di PCYC rimanga parte dei costi di sviluppo del farmaco, il 40% per la precisione, mentre i futuri introiti di questo mercato miliardario verranno spartiti equamente fra le due compagnie, così come le spese per la commercializzazione.

PCYC ci ha guadagnato?

PCI 32765 è il primo di una serie di nuovi inibitori e si sta dimostrando uno straordinario farmaco nella lotta ai tumori del sangue, in particolar modo nel linfoma non Hodgkin (NHL) recidivo/refrattario e nella leucemia linfatica cronica (CLL). Che sappia io solo Avila Therapeutics sta testando un simile inibitore, in fase 1b in pazienti con NHL, CLL e macroglobulinemia di Waldenström, l’interessantissimo AVL 292.

Oh, come detto il farmaco ha un mercato miliardario e tre punti a proprio favore, i risultati confortanti, il profilo di sicurezza e la somministrazione per via orale.

Delle varie applicazioni investigate la più interessante dal punto di vista della possibilità di essere approvata più velocemente riguarda il linfoma mantellare, vediamo i dati dall’ASH:

Risposte al trattamento in pazienti con MCL. Il grafico divide gli arruolati a seconda dell'esposizione o meno a Bortezomid (Velcade).

Come potete vedere dall’immagine il tasso di risposta è molto elevato e l’esposizione precedente a Velcade (nel grafico è riportato come BTZ, Bortezomid) non influisce particolarmente sul progresso della malattia. L’ORR (somma di risposte) dello studio è il 69% (77% nei pazienti con meno di tre precedenti trattamenti e 57% in quelli trattati più di tre volte).

Può questa fase 2 essere utilizzata per un’approvazione accelerata? Forse si.

Velcade stesso è stato approvato in una fase 2 senza braccio di controllo da 155 pazienti MCL con un tasso di risposta del 31% e TTP (tempo alla progressione, quanto tempo ci mette la malattia a progredire) di 6 mesi. Roche e Curis (CRIS) si son visti accettata la richiesta per Vismodegib recentemente.

Il trial sul DLBCL (come ben sanno gli azionisti di Cell Therapeutics) è una prova del fuoco che non può prescindere da una fase 3 ben congegnata ed eseguita. I dati diffusi ad ASH sono molto incoraggianti, anche se da questo punto di vista devo dire che Blinatumomab di Micromet (MITI) mi ha impressionato maggiormente. La stratificazione dello studio doveva servire a capire se nel sottogruppo ABC (più aggressivo e, potenzialmente, bersaglio più facilmente identificabile dal farmaco) si notavano maggiori risposte. Mi pare che si possa rispondere affermativamente.

In conclusione, PCYC poteva andare da sola senza bisogno di trovare un partner? Certo che avrebbe potuto andare da sola, a patto di far cassa con ogni mezzo, il che sarebbe stato un male per gli investitori presenti e passati ma un bene per quelli futuri.

PCI 32765 è un farmaco molto promettente che ha trovato una big pharma pronta a scommettere sul buon esito degli studi che dovrà affrontare. PCYC ha un colosso al proprio fianco che le darà una mano ad espandere il potenziale mercato oltre a quello che stanno vagliando ora… sto pensando all’artrite reumatoide ad esempio.

In conclusione, probabilmente hanno fatto bene a presentarsi all’altare, ma di tanto in tanto sarebbe bello vedere anche qualcuna di queste small cap correre da sola.

Chi sta pensando a Ponatinib di Ariad ora, alzi la mano.

2 pensieri su “Un matrimonio in grande stile: Pharmacyclics e Johnson & Johnson.

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