Chuck Norris comprerebbe Aveo Pharmaceuticals o Pfizer?

Questo è uno dei tanti titoli truffaldini che utilizzerò da qui in avanti. L’inganno consiste nel mettere i nomi di celebrità in modo da ingannare i motori di ricerca. Nel prossimo infilerò anche Harry Potter.

AVEO rilascia i dati di Tivozanib ed il titolo crolla… ieri parte malino ma poi si riprende il verde, dannata directa che non me l’ha fatto prendere.

Ma com’è possibile che il titolo si comporti così male, visto che è da un po’ che scende, e non riesca a rialzare la testa nemmeno con dei dati positivi?

Beh, a quanto pare gli investitori si aspettavano dati ancor migliori. Capita, a quanto pare.

Tivozanib ha permesso a pazienti con carcinoma a cellule renale (RCC) avanzato di ottenere una progressione libera da malattia (PFS) di11,9 mesi, quasi 3 in più rispetto a Nexavar di  Onyx Pharmaceuticals (ONXX) e Bayer, ONXX infatti ha perso il 3% sulla notizia.

Per quella indicazione, la concorrenza è tanta e spietata, la barra è posta molto in alto, il risultato che gli investitori si aspettavano doveva servire a fornire una superiorità rispetto ai farmaci in commercio ed a quelli che verranno. Compito riuscito a metà.

Interessante il confronto con Sutent di Pfizer (PFE) che vale più di un miliardo di dollari all’anno e la cui PFS raggiunge circa gli 11 mesi, uno in meno di Tivozanib, a spanne.

La corsa però sarà con un altro farmaco di Pfizer, Inlyta, un VEGF inibitore come Tivozanib. Inlyta sarà presto approvato, molto probabilmente, per la seconda linea di trattamento, ma uno spazio in prima off label potrebbe ricavarselo subito dopo l’approvazione, in programma ad aprile.

Anche per Tivozanib si prospetta una richiesta di approvazione veloce, sia in America che in Europa. La differenza fra i due farmaci potrebbe essere minima, probabilmente più sul versante tollerabilità del farmaco che non sull’efficacia. AVEO non è che abbia elargito poi così tante informazioni, sostenendo che il profilo di sicurezza è in linea con quanto emerso dalla fase 2 e comunque migliore di quello di Sutent.

Ci sono alcune cose che lo rendono un titolo da tenere d’occhio.

La PFS nella popolazione naive al trattamento, rispetto a quella dei pazienti già trattati, è ancora più alta: 12,7 mesi.

Inoltre, la PFS di Nexavar si sarebbe dovuta attestare attorno ai 167 giorni (circa 5,5 mesi) storici, invece qui si va a 9 mesi. Nexavar ha fatto molto meglio di quanto avrebbe dovuto. “Tivo” anche? Non ne ho idea, è possibile, ma nella fase 2 RDT contro placebo ha registrato 11,7 mesi quindi in linea con i dati di questa fase 3.

AVEO capitalizza 600M$, il che non è molto… magari non in ottica approvazione, per quello aspetterei, in ottica ASCO invece il discorso sarebbe interessante, aspettando il resto dei dati… sempre ricordando la scadenza di aprile per Inlyta.

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  1. Pingback: Perché io credo in colui che ha fatto Cabozantinib (parte 3). « CerealKiller

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